Comunemente gli animalisti proclamano i presunti danni e la pericolosità di alcuni farmaci, a dimostrazione della inutilità della sperimentazione animale, che non avrebbe garantito la sicurezza per l'uomo. Si passa da invenzioni che riflettono solo l'ignoranza di come si svolge la ricerca farmacologica, a vere e propre menzogne che pretendono addirittura l'avallo di veri articoli scientifici, fraintesi ad arte. La citazione di affermazioni fuori dal loro contesto è comune da parte degli animalisti per dare l'illusione che qualche famoso scienziato si sia opposto alla sperimentazione animale, oppure che il progresso della scienza medica non si sia svolto con l'essenziale contributo della sperimentazione animale come è effettivamente stato.
Un esempio banale dimostra questa forma di revisionismo
storico e disonestà intellettuale degli
antivivisezionisti: su questa
pagina, tratta da un sito animalista italiano, potete
leggere una frase "strappata" da uno dei miei documenti
presenti su "Scienza&Medicina", tentando di far passare
l'idea che il mio messaggio sia quello di non preoccuparsi
del dolore e della sofferenza degli animali, che devono
essere trascurati in favore della lotta al dolore e alla
sofferenza degli uomini. Ovviamente basta leggere questa
frase nel suo contesto per capire che il mio messaggio
è tutt'altra cosa. Tuttavia, non contento del
commento fuorviante che aggiunge al mio scritto, l'autore
della pagina web riporta anche una frase di Albert
Schweitzer, cercando di attribuirgli una posizione contro
la sperimentazione animale che il buon dottore sicuramente
non aveva.
In una lettera pubblicata sul New York Times il Dott. James
A. Pittman racconta che, in occasione della sua visita del
1957 ad Albert Schweitzer nell'Africa Equatoriale Francese,
egli pose al famoso medico una domanda esplicita e diretta
su quale fosse il suo punto di vista sull'impiego degli
animali nella ricerca scientifica. La sua risposta,
tradotta dal tedesco, fu: «È necessaria per
l'avanzamento della conoscenza medica». Non
c'è alcuna possibilità di equivocare il
significato di questa affermazione. E, per gli scettici e
coloro che non credessero a questa storia, esiste la
possibilità di consultare direttamente le parole
scritte dalla mano dello stesso Schweitzer nel libro
"The teaching of reverence for life". In più di
un passaggio del libro si comprende perfettamente che la
distinzione morale fatta da Schweitzer è la stessa
praticata dalla comunità scientifica: sebbene
qualsiasi forma di vita sia meravigliosa e importante,
l'obiettivo di migliorare la salute dell'uomo e degli
stessi animali richiede il sacrificio di alcune vite per
preservarne molte altre.
Persino testi come "Animal Liberation" di Peter Singer, comunemente citato come una "bibbia" degli animalisti, riportano una simile disonestà intellettuale. Nel capitolo "Tools for Research", dove Singer documenterebbe le sue critiche all'impiego degli animali nella ricerca biomedica, sono riferite numerose note che darebbero ragione della scelta animalista. Tale documentazione è stata oggetto di ricerca in un articolo di Sharon M. Russel e Charles S. Nicoll, che ha tristemente messo in evidenza la falsità, la parzialità e le distorsioni di Singer, ancora più sorprendenti se si considera che costui si presenta come un filosofo studioso di morale ed etica.
Di tutte queste "prove" contro la sperimentazione animale,
nel gioco delle successive citazioni, nel corso degli anni,
spesso si sono persi i riferimenti originali, e restano
solo delle vere e proprie "leggende urbane" il cui
contenuto non viene mai messo in discussione, quasi si
trattasse di una Verità rivelata. Si tratta invece
di un'opera di disinformazione grossolana e facilmente
smentibile. Quando possibile, si troverà qui la
fonte iniziale da cui il mito ha avuto origine, e la sua
confutazione, arricchita da note bibliografiche
precise.